E’ il ceppo di Xylella fastidiosa trovato nel Salento a disseccare gli olivi

Si è concluso da poco uno studio commissionato dall’EFSA al IPSP-CNR intitolato “Progetto pilota su Xylella fastidiosa per ridurre le incertezze nella valutazione del rischio”. L’Ente europeo intendeva valutare il rischio posto dall’introduzione in Europa del ceppo detto CODIRO di Xf, ed era necessario uno studio preliminare, visto che il ceppo è nuovo, ed incontra in Puglia (ma in generale nelle regioni mediterranee) una serie di piante coltivate e spontanee che non sappiamo come possano reagire.

Lo scopo degli esperimenti condotti durante il progetto-pilota era quello di stabilire la gamma di ospiti del ceppo pugliese di Xf mediante inoculazioni artificiali e esposizione al vettore infettivo. Le piante studiate sono state alcune varietà delle principali coltivazioni arboree (ulivo, vite, agrumi) ma anche alcune specie forestali dell’ambiente mediterraneo e alcune ornamentali molto diffuse (oleandro, poligala).

Nel caso di ulivo, oleandro e poligala il batterio puro è stato inoculato in un punto del fusto di giovani piantine: il batterio si è moltiplicato, ed è stato ritrovato in tutta la pianta. Col passar del tempo, sono iniziati a comparire i sintomi di disseccamento delle foglie e morte dei rami. Per l’ulivo, ci sono voluti 12-14 mesi: non si tratta di esperimenti rapidi, occorre tenerlo a mente.

Risultati simili sono stati ottenuti in esperimenti in cui il batterio è stato trasmesso dal vettore naturale, l’insetto Philaenus spumarius, una cicalina molto comune.

Quindi possiamo oggi dire che è dimostrata l’associazione tra Xf ceppo CODIRO e disseccamento dell’ulivo, e questa è una prima certezza in questa complessa vicenda che ha molto scaldato gli animi pugliesi. E’ il ceppo di Xylella fastidiosa trovato nel Salento a disseccare gli olivi.

Ma dagli esperimenti sono emersi anche altri importanti risultati. Una buona notizia è che specie molto importanti per agricoltura mediterranea, quali vite ed agrumi, negli stessi esperimenti di laboratorio non si sono infettati. Anche il leccio, una quercia sempreverde molto diffusa negli ambienti mediterranei, è risultata esente.

Interessante che le varietà di ulivo saggiate hanno risposto in modo diverso: seppure tutte abbiano moltiplicato il batterio, alcune lo hanno fatto meno di altre, e anche i sintomi osservati sono stati più o meno gravi a seconda delle varietà. Questo era stato osservato in campo, ma ora se ne ha una conferma sperimentale. Occorrerà quindi proseguire con esperimenti in campo con numeri elevati di piante delle diverse varietà piantati nelle aree già infette, ed osservarli per lunghi periodi. Non sembra vi siano varietà resistenti, ma alcune sembrano “tollerare” la presenza di Xf meglio di altre. Poiché è impensabile una eradicazione totale del batterio da una zona ormai ampia e in cui molti sono gli ospiti, forse una convivenza sarà possibile, senza abbandonare la coltivazione principale della zona.

Il testo completo del Report EFSA pubblicato il 29 marzo, con tutti i dettagli, è disponibile al sito: http://www.efsa.europa.eu/it/supporting/pub/1013e